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| «Perché il Napoli perse lo scudetto nell’88?». La domanda da una tifosa eccellente, la deputata Pd Luisa Bossa. E per la prima volta Corrado Ferlaino, ospite del Rotary di Ercolano, presieduto dall’avvocato Sabino Sarno, per parlare di Maradona a 25 anni dall’acquisto, ha rivelato i suoi sospetti. «Vorrei sapere anch’io perché fu perso quello scudetto, il motivo lo cerco ancora. Sospettai che la malavita si fosse messa d’accordo con alcuni calciatori perché nelle scommesse clandestine il Napoli era largamente favorito. Fu quella la mia paura. Ma due anni dopo, nel ’90, a crollare nel finale di campionato fu il Milan e vincemmo noi lo scudetto. Cose che capitano, mi dissi». E poi una battuta sul premier: «Berlusconi ha vinto sempre le sue le battaglie ma contro di noi, quella volta, la perse». Ferlaino e il Napoli dei trionfi, di quella éra magica cominciata nella primavera ’84, quando l’ingegnere e Juliano si lanciarono su Maradona. Serata di racconti nella sala del Miglio d’oro Park Hotel di Ercolano. «Non eravamo grandi amici, Juliano e io. Credo che lui avviò la trattativa più difficile al mondo perché pensava che io non riuscissi a concluderla. Ce la facemmo con il sostegno delle banche e della politica, quella politica che sarebbe poi sparita. Ma il vero merito per la riuscita dell’operazione fu della città e del suo entusiasmo: tutta Napoli voleva Maradona». Lui realizzò il colpo («Ma io stesso avevo dei dubbi: a Barcellona dicevano che Diego fosse un matto e io l’avevo visto una sola volta, annullato da Gentile nella partita vinta dall’Italia per 2-1») anche grazie all’astuzia. Quando l’alto dirigente del Banco di Napoli gli chiese se il direttore generale Ventriglia fosse al corrente della fideiussione, Ferlaino rispose di sì ma non era vero. E quella busta chiusa, senza il contratto di Maradona, consegnata il 30 giugno al portiere degli uffici della Lega prima di partire per Barcellona e poi sostituita nel cuore della notte con il prezioso documento. «E pensare che la sera della presentazione di Diego, in un ristorante di Posillipo, sentii il vicino di tavolo dire: che bravo Ferlaino, ha dato 12 miliardi al Barcellona e uno se l’è messo in tasca. Chiesi al proprietario di cacciare quel tipo». Maradona e Napoli. «Era la città per Diego. Campione unico e onesto. In quel finale dell’88 giocavamo a Verona e io gli dissi di ricordare a Giuliani che sarebbe passato al Napoli pochi mesi dopo. Lui non gli disse niente, la partita finì 1-1 con grandi parate di Giuliani». Diego definì Ferlaino «il mio carceriere» perché non lo aveva ceduto al Marsiglia. «Ma io non glielo avevo mai promesso». E il Napoli di oggi? «Non vado allo stadio. Vorrei vedere il Napoli vincere e, se perde, piango. Vorrei soprattutto che vincesse Napoli, una città dove resiste il partito del no». Sarà mai possibile ancora vincere qui nel calcio, considerate le potenze economiche? «Ai miei tempi c’era un certo Agnelli... A proposito, sapete perché non prese Maradona, di cui era innamorato? Boniperti gli aveva detto che era scarso». ....La VoStRA iNvIdIa E' lA mIa FoRzA.... SpErO cHe NoN iNcOnTrErO' aLtRe PeRsOnE fAlSe ***KuCcY+pUcCy+BiMbA+pIsOlA=SoR a ViT***  
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