Se a cambiare sono i fattori, ma non il prodotto, la beffa è servita. Il contropiede granata davanti alla Corte di Giustizia della Figc si sgonfia in fretta perchè la truppa degli squalificati del dopo Torino-Genoa resta la stessa, arricchita di un particolare che aumenta il malumore. Se la sorte di Pisano, Ogbonna, Diana e in parte Pratali era segnata, diverso il capitolo che vedeva Rolando Bianchi nel ruolo del colpevole da riabilitare secondo la tesi difensiva dei legali granata. Risultato? L’attaccante ha giocato per la prima volta in difesa, di se stesso e della squadra.
Poco meno di mezz’ora, il tempo concesso dai giudici all’avvocato Andrea Stanchi del foro di Milano ed esperto di diritto del lavoro, e allo stesso giocatore per spiegare il corto circuito in mezzo al campo una volta calato il sipario sul duello con il Genoa. Bianchi ha ricordato alla corte di non poter essere entrato sul terreno di gioco quando il far west stava per deflagrare perchè della partita è stato protagonista fino alla fine. Una versione che, accompagnata da fotogrammi, carte e documenti, ha convinto le toghe del pallone solo a metà portando la corte a cancellare una giornata di squalifica per l’attaccante: da due a una tappa di stop più altri 5 mila euro di ammenda, il verdetto finale.
Il «difensore» Bianchi esce di scena, così, dalla sfida a Totti e soci e lo fa perchè i giudici lo accusano di aver comunque preso parte alla rissa, senza cenni di aggressione, ma con un atteggiamento non certo da chi è mosso dalla sola intenzione di far stringere la mano ai contendenti. «Ora non ci resta che scendere in campo e giocarsela». Urbano Cairo, patron granata, fischia la fine alla settimana del grande caos, fra veleni, duelli a distanza e, da ieri, la svolta che suona come una sconfitta forse inattesa. «E’ chiaro che quando presenti ricorso lo fai perchè vuoi almeno uno dei giocatori squalificati in campo. Ma - continua Cairo - non voglio più continuare a lamentarmi anche perchè non ci ha portato granchè».
Il Toro legge il verdetto sul ricorso e si scopre più spuntato che mai. Pisano, Ogbonna, Diana, Pratali più Abate e Dzemaili fermi ai box costringeranno Camolese a ridisegnare difesa e centrocampo, l’assenza di Bianchi là davanti porterà il tecnico ad affidarsi a Ventola e Rosina, ma quest’ultimo ha il motore ingolfato. L’allarme rosso non è ancora scattato, ma l’andamento lento con il quale Rosina si è affacciato, ieri, sul campo di allenamento ha messo in moto precauzioni e cure per preservare il capitano granata da pericolosi trabocchetti proprio alla vigilia della sfida senza appello.
Ricorso e Roma. La prima partita è finita senza brindisi, anzi. La sentenza della corte federale ha lasciato senza difesa Bianchi e i legali granata sbarcati nella Capitale con la convinzione di poter ribaltare il primo giudizio sui fatti di domenica scorsa all’Olimpico. Ora, la seconda sfida non ammetterà supplementari. Cairo lo sa bene, la «sua» truppa anche. «Basta lamentele, parola al campo. E, io, mi fido del Catania», così il numero uno del Toro. Camolese incrocia le dita: per mettere i brividi alla retroguardia giallorossa occorrerà il miglior Rosina, ma il capitano, ieri, è rimasto ai margini del campo della Borghesiana con gli occhi del preparatore atletico addosso come una telecamera al Grande Fratello. Abbruscato scalda i muscoli, ma, per ora, l’allarme non è rosso.
L’ultimo allenamento di rifinitura di questa mattina servirà a Camolese per sciogliere i dubbi di formazione. In attesa di capire l’evoluzione dell’affaticamento muscolare di Rosina, sono le condizioni di Saumel a preoccupare. Anche ieri il centrocampista austriaco ha dovuto interrompere la partitella per colpa dell’infiammazione al ginocchio destro e, al momento, poche sono le possibilità che possa essere a disposizione. Il Toro, all’ora di pranzo, lascerà la Borghesiana per trasferirsi in un albergo a due passi dall’Olimpico, più facile da raggiungere evitando le problematiche del traffico dovute al Giro d’Italia.
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